Studio Legale Internazionale

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lunedì 30 giugno 2014


Con sentenza n.3017 dell’11.02.2014, la Suprema Corte ha affermato recentemente, un principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, ma che sovente stenta ad essere recepito dai giudici di merito, secondo il quale una corretta applicazione del combinato disposto degli artt. 1284, comma 3 c.c. e 1341 c.c. comporta che l’imposizione di un tasso di interesse superiore alla misura legale, cd. tasso ultralegale, richieda non solo che la relativa clausola sia conosciuta dal contraente debole, quale ad esempio l’acquirente che avrebbe subito l’applicazione degli interessi ultralegali, quanto, al momento della conclusione del contratto, che gli interessi ultralegali vengano predeterminati per iscritto ed accettati, sempre per iscritto, da entrambi i contraenti. 
Per converso, la necessità della forma scritta ad substantiam comporta che, in assenza di accordo sul punto, per mancata sottoscrizione del relativo patto da parte di entrambi i contraenti, non può ritenersi che lo stesso possa validamente spiegare effetto in ragione di una sua conclusione per facta concludentia. 
 La mancanza di tale pattuizione comporta, ai sensi del combinato disposto sopra menzionato, la nullità della clausola stessa laddove prevista, con automatica sostituzione della misura legale a quella convenzionale.

Per fissare un appuntamento o per avere ulteriori informazioni relative a questo articolo, contattaci via mail a martina.chiello@giambronelaw.com.
Un nostro avvocato esperto in materia sarà a disposizione per consigliarti su come procedere.



venerdì 28 febbraio 2014


27 Febbraio | Workshop - Camera di Commercio di Palermo 
Una delegazione dell'International Department di Giambrone Law (Bellanca, Boccadutri, J. Norton) ha partecipato all'evento formativo-informativo organizzato dalla Camera di Commercio Italo Orientale (che ha sede a Bari) e da  HKTDC (Hong Kong Trade Development Council). 
Presenti piccole e medie imprese palermitane ed imprenditori provenienti da tutto il Sud Italia.
L'incontro ha approfondito diversi temi: dalle modalità e strumenti del processo di internazionalizzazione delle imprese verso la Cina ed Hong Kong, al focus sulle opportunità in Cina offerte ai prodotti agroalimentari italiani, alla registrazione del marchio nelle giurisdizioni asiatiche. Interessanti anche i contatti presi con i relatori, le imprese partecipanti e la  Camera di Commercio Italo Orientale, alla quale contiamo di iscriverci prossimamente.


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mercoledì 26 febbraio 2014

Proviamo ad immaginare in una nostra giornata-tipo quante volte esiste la concreta possibilità che qualcuno acquisisca i nostri dati e si trasformi in noi! 
Uno dei problemi sui quali da tempo si è appuntata l’attenzione dei media e dei cittadini è quello del furto di identità digitale. Reato dai toni e dagli effetti preoccupanti, esiste da sempre, e numerosissimi sono i casi che riempiono le cronache e le pagine di ogni epoca. L'avvento del web ha contribuito a fa rivivere il problema, poiché la rete consente nuove opportunità di truffa ai moderni criminali, che si sono rapidamente adattati alle nuove tecnologie, trovando diversi sistemi per carpire preziose informazioni e raggiungere i propri scopi illeciti. Tra questi rilievo assume il fenomeno del furto d'identità, inteso come appropriazione indebita di informazioni personali di un soggetto con lo scopo di commettere in suo nome atti illeciti a fini di guadagno personale.
Ed infatti, carpire informazioni di natura personale per i criminali non è poi così difficile. L'apertura alla rete, l'uso massiccio della posta elettronica, la diffusione delle transazioni telematiche e l'utilizzo crescente di social network e chat, di fatto favoriscono ed incrementano la circolazione di dati personali, rendendo i navigatori sempre più vulnerabili, con conseguenti gravi danni economici e sociali ed al contempo aumentando l’esigenza da parte di tutte le vittime del reato di veder tutelata al meglio la loro privacy.
Si tratta di un reato che può colpire tanto una persona fisica, quanto una azienda. Quando ad essere vittima di questo reato è una persona fisica, il criminale è portato ad aprire conti correnti bancari, emettere assegni contraffatti o azzerare il conto corrente del malcapitato. Quando la vittima è invece un’azienda è possibile che i malviventi accedano ai pubblici registri violando il database aziendale ed acquisendo informazioni private dell’azienda. Ed attraverso l’utilizzo delle informazioni così acquisite possano richiedere forniture e finanziamenti senza adempiere a nessun pagamento e screditando il buon nome dell’azienda. 
Nella legislazione italiana, fino a poco tempo fa, non esisteva una normativa specifica sul furto di identità  ed il reato era punito con l’articolo 494 del Codice Penale relativo alla “Sostituzione di persona”, ovvero l’azione di colui che in vario modo rubava o utilizzava l’identità di una persona per procurare, generalmente a se, un vantaggio e/o arrecare un danno.
Tale norma tuttavia non rendeva adeguata giustizia a chi rimaneva vittima di furto d’identità digitale. Si rendeva, dunque, necessario colmare questa lacuna normativa. E così è stato, con l’emanazione del Decreto legge 93/2013 convertito nella Legge n. 119 del 15 ottobre 2013 e l’introduzione all’articolo 640-ter del codice penale del comma 3, che sanziona con la pena della reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da euro 600 a euro 3.000 la frode informatica “…se il fatto è commesso con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti”. 
Esaminando più da vicino la fattispecie, se ne percepiscono con immediatezza alcuni profili di dubbia interpretazione. 
Il primo, e più importante, è che la vittima non è assolutamente a conoscenza del furto di identità a suo danno finché non ne subisce le conseguenze. 
Il secondo è che la sottrazione deve necessariamente riguardare una identità reale, di una persona fisica o di una persona giuridica, quale presupposto del reato stesso. Ma è proprio l’utilizzo sempre più diffuso, specie sui social network, di nickname che rende particolarmente difficoltoso ricondurre il reato a una persona fisica certa. 
Il terzo elemento è costituito dalla pluralità dei modi con i quali è possibile acquisire i dati personali. È da sfatare la percezione che solo chi “frequenta” i social o naviga in rete può incappare in questi problemi. Basti pensare alla diffusa abitudine di alcuni negozi che, a fronte del pagamento di prodotti con assegno bancario, richiedono un documento di identità di cui spesso viene fatta la fotocopia. 
Nonostante le numerose cautele che possono porsi in essere, minime sono dunque oggi le possibilità di difendersi da questo crimine in maniera efficace.
Senza pensare al forte impatto psicologico che il furto della identità digitale genera nel soggetto che ne è rimasto vittima. Non soltanto, dunque, conseguenze di carattere economico, ma anche conseguenze che investono l’aspetto emozionale di ciascun individuo, tali da incidere sulla stessa reputazione e mettere anche in condizione di doversi “difendere” da un qualcosa che non si è mai commesso. 
Legge o non legge, il fenomeno è decisamente notevole per le dimensioni. Il percorso è ancora lungo e sentiremo sempre più spesso parlare di furti di identità, che trova terreno fertile nel processo di innovazione tecnologica che tutti, dallo Stato alle aziende, pongono come obiettivo strategico per elevare gli standard qualitativi e di efficienza dei servizi erogati, ma che comporta inevitabilmente le vulnerabilità tipiche dei sistemi aperti.
Proprio l’evoluzione tecnologica, rende oggi ancora più penetrabili le difese approntate da ciascun cittadino a tutela della propria privacy. Aumenta la libertà di circolazione digitale ma aumentano anche i rischi connessi al suo utilizzo. Ed è sempre più difficile trovare una conciliazione tra l’esigenza, irrinunciabile, del diritto di accesso alla Rete, e l’esigenza di sicurezza, che riguarda tanto il singolo quanto l’organizzazione, pubblica o privata.
Facile è a dirsi, molto più complesso a farsi.





L'Avv. Donatella Sicomo è un avvocato penalista associato che lavora all’interno del Dipartimento di Contenzioso, Diritto Penale e Diritto Assicurativo. Donatella Sicomo ha conseguito un diploma di specializzazione nelle professioni legali (indirizzo giudiziario – forense), e sviluppato, nel tempo, la propria professionalità nella gestione di casi di diritto penale internazionale in particolare in casi di Immigrazione clandestina, negligenza medica e traffico internazionale di droga. Si è qualificata come avvocato presso l’Ordine degli Avvocati di Palermo nel 2005 e ha svolto un corso di specializzazione post laurea nelle professioni legali indirizzo giudiziario - forense. Donatella Sicomo, è un avvocato associato che si occupa quotidianamente di casi connessi al diritto penale italiano ed internazionale.  Ha lavorato a casi importantiriguardante mandato di arresto europeo, esecuzione di misure cautelari da eseguire all'estero e nel trattare questioni che hanno coinvolto traffici di opere d'arte a livello internazionale. Inoltre si è specializzata nello svolgimento indagini di rilievo su sinistri stradali con vittime, per reati informatici, per indagini su reati economici, nonché di responsabilità medica e per rilevare tracce di reato in casi di stalking e violenze alle persone in genere e ai minori in particolare.

Infine Donatella Sicomo si occupa di alcuni casi di nuova generazione legati diritto penale alla contrattualistica informatica, volta alla protezione del segreto industriale e alla protezione e difesa delle innovazioni.






martedì 25 febbraio 2014

I partecipati dell'evento Tour Ira Sicilia - Febbraio 2014
Si è concluso a Catania il Tour 2014 promosso da I.R.A. (Italian Russian Association) che, per la prima volta, ha scelto la Sicilia per organizzare un viaggio d’affari per un gruppo di selezionati investitori russi, con l’obiettivo di presentare loro le migliori opportunità di investimento sul territorio siciliano.  Un grande successo, in termini di contatti commerciali, per la Sicilia, che conquista sempre più i russi con le sue bellezze, l’ospitalità ed il grande potenziale di investimento. Una importante, ed operativa, occasione di incontro tra operatori immobiliari, rappresentanti di associazioni di categoria, istituzioni, imprenditori, agenti immobiliari, professionisti, accorsi da ogni parte della Sicilia per promuovere le risorse territoriali e le proprietà immobiliari di alto livello, con l’obiettivo di sviluppare opportunità di business tra Sicilia e Russia.

Il presidente dell'IRA Dott. Bellini
insieme agli avvocati Giarrusso e Virga
dello Studio Legale Internazionale
Giambrone Law
Tra gli intervenuti all’evento, l’Assessore alle attività produttive del Comune di Catania, Angela Mazzola, il Direttore della Confesercenti di Catania, Salvatore Politino, ed i senior lawyers dello Studio Legale Internazionale Giambrone Law, partner dell’IRA nella organizzazione dell’evento: 
(clicca sui nomi per visualizzare il loro profilo professionale)



Recentemente nominato da Global Law Expert comeMigliore Studio Legale Italiano nel Diritto Immobiliare”, Giambrone Law ha avuto il ruolo di sponsor “tecnico” dell’evento, forte del proprio team di legali multilingue e dell’esperienza decennale di  studio legale internazionale d’affari, di matrice italo-inglese, che opera sui mercati mondiali principalmente in transazioni di carattere immobiliare, societario, commerciale e finanziario.

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lunedì 24 febbraio 2014

La percezione che spesso si ha sulla sanità italiana è quella di un servizio che non funziona con la dovuta efficienza.
Le azioni legali contro i medici in Italia tendono ad aumentare di anno in anno ed il loro numero si aggira intorno alle 15.000 cause all'anno, con conseguenti gravi perdite economiche per il sistema sanitario nazionale, costretto a spendere oltre miliardi di euro per risarcire tutti i pazienti danneggiati da errori terapeutici o diagnostici. Ciò ha reso anche difficile  trovare compagnie assicurative disposte a sopportare il rischio dei crediti pecuniari collegati a casi di negligenza medica.
Indubbiamente la ragione di quanto sta accadendo va ricercata nel modo di guardare all’attività medica. Se in passato, il medico aveva l'obbligo di utilizzare tutti i mezzi disponibili per raggiungere il risultato senza essere legalmente obbligato a raggiungerlo, oggi il medico è sempre più spesso chiamato a rispondere di un risultato, secondo quelle che sono le aspettative del paziente.
La disciplina della responsabilità medica italiana differisce rispetto alle sempre più variegate esperienze internazionali. Di fronte a sistemi giuridici profondamente diversi, di civil law e di common law, anche le leggi sulla responsabilità medica non potevano non risultarne influenzate.
Dal punto di vista processuale, in Italia i casi di malpractice medica (sia per i procedimenti penali che civili ) sono trattati in 3 gradi di giudizio: Tribunale, Corte d'appello e Corte di Cassazione. Il medico può essere contemporaneamente perseguito sia in sede penale che in sede civile e se il paziente subisce un danno per effetto di un suo errore, legato con nesso causale alla sua condotta, il medico potrà essere ritenuto penalmente responsabile per lesioni personali colpose. In sede civile invece il medico sarà tenuto al risarcimento del danno.
La condotta del medico viene valutata alla luce dei parametri di diligenza, prudenza e perizia ed il medico potrà essere ritenuto responsabile di un danno laddove abbia, in violazione di questi parametri, commesso il fatto con colpa lieve o colpa grave. Questa distinzione non si applica nei sistemi di common law.
In Italia non esiste un codice di leggi specifiche per il rapporto medico-paziente. Il medico assume un obbligo contrattuale nei confronti del paziente e tale contratto si perfeziona al momento della accettazione da parte del paziente del ricovero in ospedale o anche delle semplici cure. Vi è un termine di 10 anni per poter agire nei confronti di un medico in Italia, rispetto ai due anni previsti ad esempio dalla legislazione statunitense.
Rilievo assume anche la disciplina sul consenso informato.
In Italia, nessuno può essere costretto a sottoporsi a qualsiasi trattamento medico senza il suo consenso. Il trattamento medico è obbligatorio o quando una persona è considerata in condizioni di elevata disagio psichico o laddove vi siano situazioni di emergenza, ed il paziente non è in grado di esprimere il proprio consenso. L’obbligo di acquisire il consenso del paziente rientra nel più generale dovere di informazione sulla natura e sui rischi connessi al trattamento che grava sul medico. Se l'informazione è mancante, in tutto o in parte, ci sarà una responsabilità di omissione colpevole da parte del medico. Tali principi sono simili a quelli utilizzati negli Stati Uniti ma diversa è la loro applicazione in Italia.
Si tratta di dati che inducono ad identificare il limite principale della sanità italiana, rappresentato dal fatto che non esiste uno specifico sistema di controllo che consenta di valutare l' ampiezza dei casi di malasanità. Una soluzione al problema potrebbe essere l'introduzione di un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie, basato ad esempio sull'esperienza tedesca, o anche sulla esperienza svedese (con l’istituzione di  un fondo patrimoniale di assicurazione dei pazienti vittime di errori medici), unita ad una riforma del sistema giudiziario italiano in materia di malpractice medica contenzioso.







L'Avv. Donatella Sicomo è un avvocato penalista associato che lavora all’interno del Dipartimento di Contenzioso, Diritto Penale e Diritto Assicurativo. Donatella Sicomo ha conseguito un diploma di specializzazione nelle professioni legali (indirizzo giudiziario – forense), e sviluppato, nel tempo, la propria professionalità nella gestione di casi di diritto penale internazionale in particolare in casi di Immigrazione clandestina, negligenza medica e traffico internazionale di droga.  Si è qualificata come avvocato presso l’Ordine degli Avvocati di Palermo nel 2005 e ha svolto un corso di specializzazione post laurea nelle professioni legali indirizzo giudiziario - forense. Donatella Sicomo, è un avvocato associato che si occupa quotidianamente di casi connessi al diritto penale italiano ed internazionale.  Ha lavorato a casi importantiriguardante mandato di arresto europeo, esecuzione di misure cautelari da eseguire all'estero e nel trattare questioni che hanno coinvolto traffici di opere d'arte a livello internazionale. Inoltre si è specializzata nello svolgimento indagini di rilievo su sinistri stradali con vittime, per reati informatici, per indagini su reati economici, nonché di responsabilità medica e per rilevare tracce di reato in casi di stalking e violenze alle persone in genere e ai minori in particolare.

Infine Donatella Sicomo si occupa di alcuni casi di nuova generazione legati diritto penale alla contrattualistica informatica, volta alla protezione del segreto industriale e alla protezione e difesa delle innovazioni.





mercoledì 12 febbraio 2014


Il trasporto aereo rappresenta, oggi, uno dei settori in cui è maggiormente sentita la necessità di proporre un sistema coordinato di norme a tutela dei passeggeri.
A fronte di un numero sempre crescente di viaggiatori che, quotidianamente, acquistano biglietti aerei (stipulando, di fatto, un contratto di trasporto aereo con compagnie nazionali e internazionali) il tipo di assistenza e di risarcimento riconosciuto a coloro che (per ritardi, cancellazioni, smarrimento dei bagagli etc.), subiscono un disagio reale, si attesta ad un livello minimo.
A ciò si aggiunge la scarsa chiarezza nelle procedure di reclamo e i casi, molto frequenti, di mancato riscontro alle istanze dei passeggeri da parte dei vettori aerei.
Tuttavia, una risposta all’esigenza di maggiore tutela giunge, proprio in questi giorni, dalle istituzioni europee, afferma l’avvocato Rosanna Serraino, esperto in materia di diritti del consumatore dello Studio Legale Internazionale Giambrone Law.
Lo scorso 5 febbraio, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato un progetto di legge comunitaria volto, appunto, a definire un sistema più efficiente di regole a tutela dei passeggeri, attraverso una decisiva revisione delle norme contenute nel Regolamento 261/2004, che contiene definizioni e regole poco chiare in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri e non indica la disciplina concretamente applicabile.
Tra le novità più significative del testo approvato a Strasburgo, quella relativa ai risarcimenti in caso di ritardi, che vanno dai 300 ai 600 euro, a seconda della durata del ritardo stesso; la regola del silenzio assenso (reclamo accettato) nel caso in cui trascorrano 2 mesi senza che la compagnia aerea riscontri l’istanza proposta dal passeggero; l’obbligo per i vettori aerei di dotarsi di una apposita assicurazione o di altri meccanismi di garanzia, in modo da ridurre al minimo l’impatto sui passeggeri di eventuali crisi societarie o finanziarie.
L’entrata in vigore di tale progetto di legge è prevista per il prossimo anno, tenuto conto che lo stesso dovrà essere sottoposto al vaglio del Consiglio Europeo. 
Anche sul versante nazionale si registrano numerosi sforzi volti a garantire una maggiore tutela dei diritti dei passeggeri.
Negli ultimi anni, infatti, lo Studio Giambrone Law, così come numerose associazioni di consumatori, ha dato vita a svariate iniziative finalizzate ad ottenere la nullità, in sede giudiziale, di alcune clausole predisposte dalle compagnie aeree, perché palesemente vessatorie.
A titolo di esempio, sono state riconosciute vessatorie, la clausola c.d. di no-show, che prevede che la compagnia aerea possa annullare il volo di ritorno, nel caso in cui il passeggero non abbia utilizzato il volo di andata (clausola anch’essa oggetto del progetto di legge comunitario, prima ricordato) e la clausola che sancisce la competenza del giudice del luogo in cui la compagnia ha la propria sede legale, per le cause promosse dal passeggero.
Oltre alla disciplina delle clausole vessatorie, al trasporto aereo è applicabile, altresì, la disciplina contro le pratiche commerciali scorrette.
È stata ritenuta scorretta, ad esempio, la pratica consistente nel non portare immediatamente a conoscenza del passeggero tutte le componenti di prezzo (come il supplemento obbligatorio per il web check-in), nel corso dell’operazione di prenotazione on-line, lasciando che queste si sommino tra loro man mano che l’operazione prosegue.

Avv. Rosanna Serraino
Litigation Department
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giovedì 31 ottobre 2013


Presentazione dello Studio Legale Internazionale Giambrone Law, 
parla il Managing Partner Avv. Gabriele Giambrone




Editors notes:
Giambrone Law è uno studio legale di fama internazionale fondato nel 2004 con sedi a Milano, Roma, Palermo, Tunisi e uffici di rappresentanza a Londra, Berlino e New York. Giambrone Law è un premiato, studio legale italiano che offre servizi legali completi e multidisciplinari avvalendosi di uno staff di oltre 60 membri tra cui avvocati, solicitor, dirigenti e staff che assistono giornalmente clienti privati e aziende in materia di diritto Italiano, europeo ed internazionale e nello sviluppo del loro business internazionale. Gli esperti in materia di Diritto Penale e Diritto Privato Internazionale sono a vostra disposizione per qualsiasi richiesta di informazioni o assistenza legale in materia di Processi, Contenziosi e procedure conciliative in Italia e all’estero.

Contattaci per informazioni: italy@giambronelaw.com

Per maggiori informazioni visitate il sito  www.giambronelaw.com o chiamate il numero 091 7434778.

venerdì 18 ottobre 2013

Chi siamo e di cosa ci occupiamo, 

ecco una breve presentazione dei nostri servizi




Giambrone Law

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giovedì 3 ottobre 2013

Lo Studio Legale Giambrone,  ha ottenuto ben quattro riconoscimenti recenti tra cui  “ Migliore Studio Legale Italiano 2012” “M&A Awards” per l’attività svolta in Italia in materia di  “Diritto della Navigazione”, e altri due per la consulenza ad aziende di nuova costituzione in materia di diritto commerciale transfrontaliero italiano e per le controversie transfrontaliere di diritto italiano. I premi sono stati assegnati da Acquisition International Magazine, prestigioso magazine britannico specializzato in finanza e diritto d’impresa sulla base delle votazioni dei lettori, su ricerche svolte sugli stessi e su testimonianze raccolte.

I riconoscimenti rappresentano un coronamento di anni di successi e di continua crescita e un motivo di orgoglio per uno studio che, attraversando indenne la crisi attuale oggi vanta proprie sedi a Londra, New York, Palermo, Roma, Milano, Tunisi, che nel 2013 ha già aperto una sede di rappresentanza a Berlino, prevede  di espandersi in Spagna e guarda con fiducia alla rapida crescita dell’Euro Mediterraneo. 


Questa è la Sicilia che merita e ottiene successi, una Sicilia innovativa, puntuale, che produce e lavora. Questo è lo spirito che da sempre anima Gabriele Giambrone, 36enne palermitano a capo di uno degli studi italiani più conosciuti e apprezzati nel panorama internazionale, che ha preso le mosse dieci anni fa nel Regno Unito.
Gabriele Giambrone rappresenta un esempio positivo ed emblematico della fuga “dei cervelli”, che partono per formarsi e per lavorare, con le qualità giuste e la voglia di investire in se stessi ed in uno straordinario progetto professionale e di vita all’estero, senza perdere le proprie radici e i contatti con la propria terra. Cervelli che poi tornano, per portare competenze ed esperienze nuove e diverse anche nella propria terra, aprendo uno studio legale unico e all’avanguardia.
Da sempre, infatti, il ruolo dello Studio Giambrone è stato quello di incoraggiare il networking territoriale nello spirito del mercato globale, con enorme fiducia nelle potenzialità della Sicilia, per dimostrare che il Sud oggi può esporsi sul mercato mondiale offrendo servizi competitivi e di qualità con grande professionalità ed esperienza.
Ad oggi Giambrone Law vanta uno staff in continua crescita di oltre 60 giovani talenti tra avvocati, Solicitor, european lawyers, praticanti e personale di supporto, che oggi è in grado di fornire assistenza in tutti i settori del diritto ed in transazioni e controversie in campo internazionale, in diverse lingue straniere, tra cui Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Lituano Portoghese, Russo e Arabo. 
E’ qui il cuore pulsante di Giambrone Law,  nel capoluogo siciliano, in un punto strategico che   ricorda un momento in cui la capitale siciliana, forse per l’ultima volta, rappresentò  il punto di riferimento europeo per  la prosperità economica e per la  produzione di cultura. 
Il gruppo di esperti fornisce assistenza legale all’ interno di un ampio raggio di transazioni,  sia industriali che commerciali, fusioni e acquisizioni, investimenti e cessioni, passando per  privatizzazioni e investimenti azionari fornendo anche consulenza commerciale e fiscale.  Lo Studio Legale Giambrone grazie alla esperienza maturata in questi anni con Clienti italiani e stranieri di primario rilievo, presta assistenza completa e multisettoriale nel Diritto Commerciale, Societario, Immobiliare, Tributario, Bancario e Finanziario, Contenzioso e Conciliazione, Diritto Familiare: divorzi, separazioni, convivenze  e pratiche familiari  rappresentano solo alcune delle situazioni più comuni  che oggi ci si trova ad affrontare; e ancora nell’applicazione del diritto privato internazionale  specialmente   per  quanto riguarda  le questioni  ereditarie  o nella gestione del Patrimonio in paesi diversi e anche nella consulenza fiscale relativa all’acquisto di proprietà in Italia.
Attività a tutto tondo per uno studio che  vanta collaborazioni con la Camera di Commercio  italiana  nel Regno Unito, la Camera di Commercio Italo- Germanica, Camera di Commercio Italiana a Peth e Italiana a Tunisi.
Lo Studio Legale Giambrone rappresenta l’unico studio legale Italiano a Tunisi ed è partner attivo del Consolato Italiano. Giambrone Law vanta un network globale in continua espansione costituito da partner, istituzioni, clienti e che porta il brand nel mondo organizzando e partecipando ogni anno a conferenze, seminari, fiere dedicate alle innovazioni nel mondo legale, al made in Italy o al networking per l’internazionalizzazione delle imprese in Italia e in Inghilterra per cogliere tutte le sfide del mercato globale e per portare il made in Sicily nel mondo. Ma soprattutto per portare investitori stranieri in Sicilia.

Tutto questo è Gabriele Giambrone ed il suo Sogno, fin qui, realizzato. E’ il paradigma dell’emigrazione italiana del Terzo millennio, il giovane professionista siciliano, emigrato per scelta e non per necessità, che parte con la speranza e la determinazione di poter realizzare non solo un sogno, ma un progetto preciso. Testimonial all’estero della forza delle idee del nostro Paese, motore dell’innovazione che da sempre caratterizza la Sicilia, l’Italia e gli italiani nel mondo.

Articolo estrapolato dal sito palermoparla.it




martedì 1 ottobre 2013

Con legge ordinaria n. 210 del 1992, lo Stato italiano ha stabilito, in materia di indennità per vittime da trasfusioni di sangue infetto, il diritto alla corresponsione di un’indennità integrativa speciale, da rivalutarsi ogni anno in base al relativo tasso d’inflazione.In realtà, disattendendo il dettato normativo del legislatore del 1992, lo Stato Italiano non solo non ha mai provveduto al pagamento della indennità integrativa speciale (che rappresenta la parte più importante dell’indennizzo), per come ivi previsto, ma piuttosto ha successivamente abrogato la predetta legge con la emanazione del D. L. n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122

Ma andiamo all’origine dei fatti. A cavallo fra gli anni ottanta e novanta, 162 cittadini italiani venivano contagiati da virus a seguito di trasfusioni di sangue infetto, e rimanevano senza alcun indennizzo da parte dello Stato.I contagiati, a seguito delle trasfusioni col sangue infetto, si sono ammalati di epatite o Aids a seguito a trasfusioni di sangue o emoderivati infetti, non controllati dal Servizio sanitario nazionale. A seguito di quanto accaduto, il legislatore del 1992 intervenne con la legge n. 210, la quale avrebbe dovuto affrontare tale problematica, al fine di tutelare i diritti dei propri cittadini, riconoscendo ad essi un indennizzo da parte dello Stato, da rivalutarsi annualmente.Tuttavia, a tale legge dello Stato non venne mai - di fatto - data piena attuazione, e ciò in quanto venne versata ai cittadini solamente l’indennizzo, ma non l’indennità integrativa speciale, ivi prevista. A seguito dei numerosi contenziosi (si pensi che sino al maggio 2013 sono state respinte migliaia richieste da parte dei contagiati), nel 2005, la Suprema Corte di Cassazione aveva stabilito che le due parti costituenti l’indennizzo (cioè la parte fissa e la parte variabile di essa) dovevano essere rivalutate ogni anno in base all'inflazione.Una interpretazione rivista quattro anni più tardi, quando la Cassazione ha indicato come rivalutabile solo la parte fissa dell'indennità. Tuttavia, nel 2010 la rivalutazione veniva abolita attraverso il D. L. n. 78, sul quale si è espressa anche la Corte Costituzionale con la sentenza n. 148 del 2012 dichiarandolo illegittimo, pur senza dare una univoca risposta in merito alla questione della rivalutazione delle indennità per le vittime da trasfusioni di sangue infetto, le quali continuarono a non percepire quanto a loro dovuto.Soltanto con la sentenza del 03.09.2013 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) di Strasburgo, ha condannato l’Italia a versare, a tutti i pazienti infetti, l'indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992.

Tutto ciò, come ha commentato il Presidente dell'Associazione politrasfusi italiani, Angelo Magrini, rappresenta una “importante vittoria per tutti i 60mila cittadini italiani infettati da trasfusioni di sangue”.Secondo i giudici di Strasburgo, l'adozione da parte del governo del decreto legge d'urgenza n. 78/2010 sulla controversa questione della rivalutazione viola il principio dello Stato di diritto e del giusto processo. Ai pazienti, si è espressa la Corte, è stato quindi imposto un "peso abnorme ed eccessivo".Si tratta indubbiamente, di un grande successo perché, grazie a questa sentenza, la quale avrà efficacia erga omnes , e quindi non solo nei confronti dei 163 ricorrenti ma di tutti i cittadini italiani, si riconosce a tutte le vittime di trasfusioni  , senza differenze, la possibilità di percepire gli arretrati dell'adeguamento ISTAT per l'indennizzo loro riconosciuto, a partire dal momento del riconoscimento per legge della loro condizione .Dal dispositivo della sentenza è, infatti, chiaro che il diritto alla rivalutazione dell’indennità “riguarderà tutti i circa 60mila cittadini italiani infettati”, permettendo così che vengano riconosciute pari opportunità a tutti i cittadini.
La Corte ha quindi invitato lo Stato italiano a stabilire, entro sei mesi dalla data della sentenza definitiva, un termine perentorio in cui si impegna a garantire l'attuazione efficace e tempestiva dei diritti in questione.Attualmente, i cittadini infettati ricevono un indennizzo, sulla base della legge 210 del 1992, pari ad un minimo di circa 540 euro al mese, pagati bimestralmente.Ora, per effetto della sentenza, i cittadini infettati arriveranno a percepire circa 100 euro in più al mese.Un adeguamento che sicuramente costituirà un concreto aiuto al sostenimento delle spese per farmaci a carico dei cittadini italiani affetti da patologie relative alle predette trasfusioni.


Avv. Alessandro Gravante
Head of Litigation Department
Studio Legale Internazionale Giambrone Law
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Articolo tratto dal sito http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/182300/ del Giornale di Sicilia pubblicato il 22/12/2011 di LUIGI ANSALONI



Avvocato, 35 anni, ha studiato a Londra ed ha aperto uno studio legale che ha sedi in tutto il mondo. "Il mio cuore è siciliano, ma i ragazzi devono rischiare e pensare in grande, vedendo quello che c'è fuori da questa meravigliosa isola"




PALERMO. Passione, talento e un pizzico di incoscienza che nella vita (e nel lavoro) non guasta mai. Gabriele Giambrone, 35 anni, palermitano purosangue, è un tipico esempio di giovane rampante che sulla sua pelle ha rischiato mettendosi in proprio, quando tutti gli dicevano che farlo era una follia. Lavorava a Londra, nella City, con uno stipendio da favola, ma la sua passione e la sua tenacia lo hanno portato a fondare la Giambrone Law, uno studio legale che oggi è diventato una realtà assolutamente innovativa per il panorama siciliano, ma anche per quello italiano. Uno studio che oggi può  contare su uno staff giovane e dinamico di oltre 60 membri (l'età media è di 31 anni), distribuiti tra le sedi di Londra, Milano, Roma, Palermo, Tunisi, New York. E non è finita: Nel 2012 è prevista l’apertura di due nuove sedi all’estero ed una in Italia. Oltre 8.000 i clienti consolidati, di 81 Paesi del mondo, mentre il fatturato è in continua crescita: in un momento di crisi mondiale, Giambrone law si avvia a chiudere il 2011 con un incremento di fatturato del 17% ( ed un incremento dello staff del 25%).

"Ho lasciato Palermo a 17 anni per andare a studiare a Londra- dice l'avvocato Giambrone - sono poi andato a vivere in Scozia, mi sono laureato  e ho lavorato alla Royal Bank Scotland per 3 anni, tornando a Londra, nella City. Assistevo la comunità italiana nella capitale inglese, che è abbastanza ampia, poi ho capito che mancava uno studio legale che si occupasse degli stranieri e da lì è nata la mia impresa.  Il nostro team affianca gli imprenditori non soltanto nei momenti “patologici”, di difficoltà (contenzioso, recupero crediti, assistenza fiscale, problematiche del lavoro, ristrutturazione del debito…); ma anche e soprattutto nella routine della vita aziendale, come supporto per la crescita e lo sviluppo (redazione di business plan, studi di settore, ricerche di mercato, processi di internazionalizzazione) - continua Giambrone - La nostra vocazione è quella di introdurre le imprese a partner stranieri per esportate i propri prodotti nei mercati mondiali con la loro enorme platea di consumatori ed a fornitori stranieri per reperire materie prime a prezzi minori".



Il team GL è in grado di offrire assistenza legale in 12 lingue tra cui anche il russo, l’arabo, il cinese alla propria clientela corporate and private. Uno dei motivi che ha spinto Gabriele Giambrone a mettersi in proprio, oltre all'intuito che qualcosa nel panorama legale in un certo senso mancava, è quello di essere riconosciuto come un nome e non come un "numero":

"Quando lavoravo per la Royal Bank Scotland, nessuno mi conosceva come Gabriele Giambrone - dice - ero individuato come numero di Matricola, nella City, e da lì ho capito che non era una cosa che faceva per me. Ho lasciato uno stipendio davvero da favola, con i miei genitori e i miei amici che mi prendevano per pazzo, ma io volevo avere un nome, volevo fare qualcosa per la comunità, per gli altri. Così - continua - ho aperto un piccolo studio, che ora come un bambino sta pian piano crescendo, grazie a me e a tutte le persone che ci lavorano". Sta crescendo così bene, il Giambrone Law, che si  avvia a divenire il primo studio italiano di avvocati a costituirsi come SPA, non appena la normativa introdotta nell’ottobre 2012 diverrà legge dello stato italiano, a gennaio 2011. 

Ai giovani avvocati palermitani e siciliani dà questo consiglio: "Ci vuole modernizzazione e liberalizzazione. I giovani devono capire che la gestione di un'azienda è questione di unione. Basta con la filosofia che al proprio vicino si devono fare le scarpe, ma che è utile collaborare l'uno con l'altro. In Sicilia il mercato è molto ristretto, è vero, e quindi ognuno pensa per sè, ma al di fuori di questa bellissima isola, a cui io sono fiero di appartenere, esiste un mondo sterminato. Io sono fortunato, ho una visione internazionale grazie ai miei genitori, che mi hanno mandato a studiare all'estero, e forse la differenza tra me e i miei colleghi palermitani è proprio questa.  Bisogna specializzarsi, imparare le lingue, bisogna diversificarsi. I più grossi studi legali non sono italiani, ma esteri. Occorre una visione internazionale. E poi basta con l'idea del rapporto fiduciario con il cliente: lui mi paga per ottenere un servizio, che io farò al meglio delle mie possibilità, ma non occorre conoscersi o sapere tutto l'uno dell'altro per ottenere il risultato migliore". E alla fine un messaggio d'amore per la Sicilia: "Io sono fiero di essere palermitano, la sede principale della mia azienda è qui. A volte mi sento un pesce fuor d'acqua, lavorativamente parlando, ma il mio cuore è tutto qui"